Da piccola, con mia madre, una volta alla settimana facevamo una visita da Pegna, antica drogheria dietro al Duomo.
Ricordo il profumo di tartufo che aleggiava nell’aria e la voce di mia madre che ordinava il paté per mio padre, sempre il solito.
Il formaggio cheddar, allora introvabile altrove e molto di moda, e quello che piaceva a me più di tutti: il prosciutto cotto al forno.
Poi, a completare la gioia, arrivava la tappa in via della Vigna Nuova da Balbonia e Müller, mitico paradiso del pane. I loro panini briochati erano squisiti: me li sogno ancora.

Col tempo molte cose sono cambiate e scomparse, ma il prestigio legato al nome di Pegna non è mai venuto meno.
Il luogo è lo stesso: in origine era un laboratorio chimico in un antico palazzo cinquecentesco, un tempo monastero. Accanto c’era la farmacia Pegna, che vendeva soprattutto prodotti per la pittura ed era un punto di riferimento per artigiani e artisti.
Oltre al reparto chimico, esisteva già una piccola parte di drogheria, che con il tempo è diventata ciò che conosciamo oggi.
Nel 1960 cambiò proprietario e nel 1985, dopo un accurato restauro, Pegna apparve come la vediamo oggi.

I prodotti rappresentano da sempre il meglio per la cucina, la casa e l’igiene personale.
Entrare significa ritrovare la stessa atmosfera e gli stessi profumi di un tempo.
Il personale, con una divisa dal sapore decisamente retrò, accoglie con gentile pacatezza, lasciando il cliente libero di scegliere senza fretta.

C’è tanta educazione: questo è uno dei segreti di un luogo così speciale.
La stessa sensazione di sobrietà ed eleganza senza tempo la provavo fino a qualche tempo fa quando mi fermavo a pranzare da Babington, in Piazza di Spagna.
Negli anni ho portato a tanti amici piccoli doni acquistati da Pegna.
Non è il prezzo che fa la differenza, ma il sigillo di qualità dei prodotti e la cura delle confezioni.
Una confettura di albicocche Pegna è gradita quanto un formaggio francese di alta gamma.
Qui ho trovato ancora la cera per le scarpe, il sapone da barba (ovviamente non per me) e gli ingredienti rétro dell’opificio cosmetico Banci.
È bello ricordare cosa significava un tempo la parola mesticheria.

Oggi, regalare la crema da muratore a un amico che non sa attaccare un chiodo è affettuosamente provocatorio, ma sempre con un prodotto di qualità.
I nomi insoliti come Celestina, Achille, bocca di rosa, evocano la poesia dei vecchi rimedi. Una storia lunga più di 100 anni.

Lunga vita alle storie belle della nostra tradizione.
Saperle mantenere senza stravolgerle è segno di intelligenza, rispetto del passato e ingegno imprenditoriale.
I nuovi proprietari, subentrati un mese fa alla vecchia gestione, sono orgogliosi di aver acquistato anche il brand Pegna.

La loro intenzione è portarlo in alto nel mondo senza snaturarlo, eliminando solo quei prodotti ormai reperibili ovunque.
Con discreti interventi notturni, come ridipingere i soffitti a volta, il locale viene riportato a lucido senza eccessi.
Un gesto di cura e rispetto verso un luogo che un tempo era parte di un monastero.
Gianfranco Andreoli, uno dei nuovi proprietari, elegante e cordiale, imprenditore di comprovata esperienza nel food e nella moda, mi ha dedicato tempo prezioso per raccontare questa acquisizione.
Scelte fatte col cuore non sono mai facili, ma spesso sono quelle più vincenti.
Florentini e appassionati, state tranquilli: Pegna non cambierà.
Dal 1960 ad oggi, continua a essere un luogo di pace, eleganza e qualità senza tempo.

E mentre esco, con un ultimo sguardo affettuoso, mi sembra ancora di vedere Donna Letizia scegliere un sapone francese profumato, o Petronilla con in mano un barattolo di erbe fresche per il brodo.








Un mondo che, come nelle fotografie di Alinari, resta vivo nella memoria e nella tradizione.










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