Da Italia a Tavola
Il progetto prevede l’inserimento di un migliaio di piante. Le varietà scelte sono Sangiovese e altre presenti ai tempi di Michelangelo.

Maria Fittipaldi Menarini, presidente dell’Azienda agricola Donne Fittipaldi di Bolgheri (Li), creerà la prima vigna urbana a Firenze, il Vigneto Michelangelo, con l’obiettivo anche di entrare nell’Urban Vineyards Association.

La rete delle vigne urbane
Urban Vineyards Association (UVA) è una rete internazionale nata nel 2019, su iniziativa del produttore torinese Luca Balbiano, che riunisce progetti di recupero storico e valorizzazione culturale, paesaggistica e turistica di vigne urbane in Italia e all’estero.
In Italia ne fanno parte:
- la Vigna della Regina di Torino,
- I filari di San Francesco della Vigna e i vigneti ritrovati della Laguna di Venezia.
- la Vigna di Castel di Pugna Senarum Vinea a Siena,
- la Vigna di Leonardo a Milano,
- la Vigna del Gallo nell’Orto botanico di Palermo,
- la Etna Urban Winery di Catania.
All’estero: il Clos Montmartre a Parigi, il Clos de Canuts a Lione, il Clos del Palais des Papes ad Avignone e i filari di Rooftop Reds a Brooklyn, New York.
Vigna Urbana a Firenze
La grande novità è che anche Firenze avrà la sua vigna urbana grazie all’idea di Maria Fittipaldi Menarini, presidente dell’Azienda agricola Donne Fittipaldi di Bolgheri, che gestisce insieme alle sue figlie Carlotta, Giulia, Serena e Valentina.
La storia enologica della tenuta di Bolgheri affonda le radici nel passato: nel 1870 il conte Walfredo della Gherardesca trasformò l’assetto del territorio, creando poderi coltivati a ulivi e vitigni.
Nel 1992 la famiglia Menarini riportò agli antichi splendori il “casale la Pineta”, grazie a un’attenta ristrutturazione. Nel 2004 furono reimpiantati alcuni ettari di vigneti, tenendo conto del microclima e del suolo, grazie all’amore di Maria per il mondo del vino, trasmesso poi alle figlie.
Il vigneto sarà realizzato ad alberello, senza pali e fili, per integrarsi meglio nel paesaggio, con una piccola cantina a supporto.
Il progetto è improntato a sostenibilità e valorizzazione culturale.
Sono già state selezionate le gemme delle varietà più interessanti, che daranno vita alle barbatelle pronte per essere impiantate.

Il segreto: rapporto tra uomo, terra e aria
Maria Fittipaldi Menarini afferma:
«Il fine della vigna non è solo il vino, ma il rapporto che si crea tra uomo, terra e aria. Un rapporto che ridimensiona la sterilità del cemento e dell’asfalto con la ricerca di un rispetto reciproco.»
Nuovo paragrafo – Il primo anno di vita: un anniversario celebrato
Nel maggio 2025, la Vigna Michelangelo ha festeggiato il suo primo anno di vita.
Fino al 2024 era formata da pochi filari, ma lo scorso anno è stato rinnovato il parco viti con la messa a dimora di 700 nuove piante.

Come ricorda Maria:
«È passato giusto un anno da quando mettemmo a dimora le barbatelle ed oggi è davvero grande l’emozione… vedere ogni barbatella già trasformata in vite con le prime foglie e soprattutto le prime infiorescenze.»
Oggi la vigna conta circa 700 barbatelle tra Sangiovese, Pugnitello, Foglia Tonda e Canaiolo, ed entra a pieno titolo tra le vigne urbane più significative d’Europa.












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